Clicca QUI per ascoltarci in STREAMING

Attenzione: per problemi dovuti alle restrizioni, lo streaming audio è fruibile solo dai browser Mozilla Firefox, Opera o Safari
E' disponibile su Chrome e Edge forzando l'apertura, stiamo lavorando per eliminare le restrizioni. Restate sintonizzati!

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne è una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite dal 17 dicembre del 1999.

L'Assemblea ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza e ha invitato i governi e le organizzazioni internazionali a organizzare in quel giorno attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica sull’importanza delle donne.

Il 25 novembre segna anche l’inizio dei “16 giorni di attivismo sulla violenza di genere”; periodo che comprende una serie di altre date significative tra cui il 29 novembre il Women Hunan Rights Defenders Day, il 1º dicembre: Giornata mondiale contro l’AIDS.

Il colore arancione è utilizzato come colore di identificazione della campagna, ogni anno concentrata su un tema particolare.

In molti paesi come l'Italia, però, il colore esibito in questa giornata è il rosso e uno degli oggetti simbolo è rappresentato da scarpe rosse da donna, che vengono esposte nelle piazze o in luoghi pubblici a rappresentare le vittime di violenza e femminicidio. Questo simbolo è stato ideato dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez. L’installazione è apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas.

 

LA STORIA

Il 25 novembre 1960, nella Repubblica Dominicana, furono uccise tre attiviste politiche per ordine del dittatore del paese.

Si stavano recando a far visita ai loro mariti in prigione, ma gli agenti del Servizio di informazione militare le bloccarono, le condussero in un luogo nascosto e le stuprarono, torturarono, massacrarono a colpi di bastone e in fine le strangolarono. Per poi gettare i loro cadaveri in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

Nel 1981, in Colombia vi fu il primo incontro femminista latinoamericano e caraibico, svoltosi a Bogotà.

Venne presa la decisione di celebrare il 25 novembre come la Giornata internazionale della violenza contro le donne, in memoria delle sorelle Mirabal, vittime del massacro.

Nel 1991 il CWGL avviò la Campagna dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere, proponendo attività dal 25 novembre al 10 dicembre, Giornata internazionale dei diritti umani.

Nel 1993 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la Dichiarazione per l'eliminazione della violenza contro le donne ufficializzando come data proprio il 25 Novembre.

La prima grande rilevazione globale, con dati provenienti da tutto il mondo, è stata pubblicata nel 2013, e vennero individuate due distinte forme di violenza contro le donne:

  • Quella compiuta da un partner
  • Quella compiuta da un altro soggetto (amici, conoscenti, estranei, membri della famiglia)

I dati misero in luce che nel mondo circa il 36% delle donne aveva subito violenza fisica o sessuale e che il 38% dei femminicidi erano stati compiuti da loro partner.

Vennero esaminate anche le conseguenze sulla salute ed emerse che le donne vittime di violenza hanno il doppio di probabilità di soffrire di depressione, di avere problemi mentali, di soffrire di alcolismo, sono più soggette a malattie virali e maggiormente esposte a tentativi di suicidio.

Uno studio globale pubblicato nel 2019 dall'Ufficio delle Nazioni Unite, svolto sulla base delle statistiche degli omicidi fornite dalle diverse nazioni, ha rilevato che nel 2017 sono morte nel mondo ogni giorno 137 donne per mano del partner o di un familiare: circa 50.000 (58%), ossia circa 6 donne su dieci.

Purtroppo queste percentuali sono in continua crescita, basta pensare alla situazione attuale in Iran, dove l’attivista Hadis Najafi di soli 20 anni è stata uccisa dalle forze dell’ordine iraniane durante una protesta.

La ragazza è stata assassinata perché  si rifiutava di indossare il velo, era contraria all’obbligo di indossare l'hijab e alle leggi discriminatorie della Repubblica islamica.

Come se non bastasse altre donne si sono unite alle proteste in Iran e sono state uccise, massacrate e stuprate dalle autorità; il regime utilizza infatti la violenza sessuale come strumento per sopprimere le manifestanti.

Un’altra ragazza di nome Armita Abbasi, è stata arrestata a metà ottobre, con l’unica colpa di aver postato nei suoi social delle critiche al governo iraniano. La giovane è stata torturata e brutalmente stuprata, i medici che l’hanno soccorsa affermano che aveva la testa rasata e tremava.

Tutto ciò è terrificante, proprio per questo crediamo che il 25 Novembre sia una ricorrenza da celebrare e da tenere sempre a mente ed è giusto educare i più giovani a rispettare le donne.

Lo scorso 8 Novembre a Milano si è consumato un tragico incidente: il quattordicenne Luca Marengoni è stato investito da un tram, mentre in bicicletta si dirigeva verso scuola. L'incidente ha scatenato dolore e indignazione nei cittadini di Milano: se da un lato c'è la sofferenza per una giovane vita spezzata, dall'altra c'è la rabbia verso una città che non non s'impegna abbastanza  per prevenire questi avvenimenti. Infatti la zona protagonista dell'incidente è particolarmente trafficata e priva di una pista ciclabile, entrambi fattori di rischio in una città che vede così tanti ragazzi spostarsi in bicicletta. Forse con qualche piccola accortezza e un maggiore controllo,  Luca sarebbe ancora qui tra noi. Questo purtroppo non rimane un caso isolato: il 19 ottobre il diciottenne Francesco Valdiserri è stato investito a Roma da un auto, guidata da una ragazza sotto effetto di alcool e droghe. Anche in questo caso l'incidente si è verificato su una strada già nota per la sua pericolosità, precedentemente già scenario di molti incidenti, ma che non ha mai visto l'attuazione di controlli e norme di sicurezza efficaci.

In occasione del funerale del giovane Luca, il padre ha tenuto una commovente orazione funebre, da cui traspare l'essenza buona e sensibile di questo ragazzo, che sapeva portare luce in chi lo circondava. Di fronte alle parole dell'uomo non si può non provare un senso di frustrazione, pensando a tutto ciò che quel ragazzo avrebbe potuto dare al mondo e che il mondo avrebbe potuto dare a lui. Il dolore del papà di Luca è il dolore di tutte le famiglie che vedono i loro cari portati da via da incidenti frutto di negligenza e indifferenza da parte delle istituzioni, giovani vite a cui viene negato un futuro.

Il termine “rave” in inglese è un aggettivo che deriva dal verbo “to rave”, ovvero farneticare, e l’espressione “rave-up” indica una “festa scatenata”.

Nella nostra lingua, il vocabolo è utilizzato come forma abbreviata per indicare i rave party, fenomeni che esistono da circa trent’anni e che sono tornati oggetto di discussione e di polemiche nel nostro paese in seguito all’intervento delle forze dell’ordine a Modena per bloccare il 31 ottobre 2022 lo svolgimento di un immenso rave party, con ben 3500 partecipanti che, in occasione di Halloween, avevano occupato da sabato 30 ottobre un capannone abbandonato.

Un rave è una festa clandestina che viene fissata in un certo posto e un certo giorno da uno o più gruppi di persone, le cosiddette “crew”, composte dai Dj che metteranno la musica. Da quel momento in poi viene pubblicizzata tramite passaparola: negli anni Ottanta e Novanta attraverso numeri di telefono a cui rispondeva un messaggio di segreteria con data e luogo (spesso con indicazioni vaghe e imprecise ed era normale che qualcuno non trovasse effettivamente il posto, perdendosi di notte tra i campi); mentre oggi si pubblicizza attraverso gruppi Facebook e soprattutto Telegram. I dettagli sul luogo preciso vengono annunciati con poco preavviso, per evitare che l’informazione arrivi alle forze dell’ordine.

I rave vengono più spesso definiti “free party”, espressione che vuole indicare l’idea di libertà espressiva che ispira questi eventi e nello stesso tempo il fatto che essi siano “gratis”. Non si paga, infatti, un biglietto di ingresso.

D’estate i free party si tengono perlopiù in campi non coltivati; nelle altre stagioni in capannoni dismessi come quello di Modena, o in edifici abbandonati di vario tipo, spesso fabbriche. Normalmente durano più giorni, e le persone – per la maggior parte giovani tra i 20 e i 25 anni –  dormono in tenda, in camper o in macchina, ma generalmente non si dorme molto.

Le sostanze stupefacenti rappresentano una parte rilevante dell’attrattiva dei rave.

In un certo senso, la loro stessa esistenza si deve alle droghe: i rave nacquero infatti in Inghilterra negli anni Ottanta quando cominciò a diffondersi una nuova molecola sintetizzata dal chimico americano Alexander Shulgin, l’MDMA, inizialmente disponibile sotto forma di cristalli da sciogliere in un liquido e successivamente confezionata anche in pillole colorate, l’ecstasy.

L’MDMA dà energia ed euforia, aumenta il trasporto per la musica e permette di ballare tutta la notte, e i suoi effetti si addicono particolarmente alla techno e ai suoi ritmi ossessivi.

Progressivamente il consumo di sostanze stupefacenti ai rave si trasformò in un policonsumo, nel senso che diventò normale assumere più droghe insieme e diversi giovani hanno per questo perso la vita o sono stati ricoverati per gravi malori.

Tornando al rave di Modena, il neo ministro degli Interni Piantedosi ha deciso di adottare una linea dura, dando mandato al prefetto di Modena di adottare ogni iniziativa per interrompere la festa e sgombrare l’area al più presto. Un elicottero della Polizia ha sorvegliato la situazione, monitorando anche gli snodi della viabilità stradale e autostradale.

Da sottolineare che alla fine non è servito uno sgombero vero e proprio da parte delle forze dell'ordine perché, attraverso una trattativa coi partecipanti al rave, hanno convinto i giovani a lasciare lo spazio occupato per due giorni.

Si è concluso quindi con un giorno di anticipo il rave party di Halloween. Tutti i giovani, senza fare resistenza, hanno abbandonato la struttura dichiarata pericolante mentre le forze dell’ordine hanno organizzato passaggi di uscita e varchi di sicurezza.

L’edificio è stato sequestrato, transennato e sono stati posti i sigilli.

Era il 24 Febbraio 2022, il giorno in cui il mondo venne scioccato da un devastante notizia: la Russia di Vladimir Putin inizia a bombardare l'Ucraina, dando vita ad un conflitto che ha sconvolto in particolar modo il mondo occidentale, che ha sempre visto la guerra come un qualcosa di astratto: ci divertiamo a simularla nei videogiochi, ci eccitiamo nel vederla nei film, ci annoiamo a studiarla sui libri di storia e distrattamente ne sentiamo parlare al telegiornale magari mentre siamo a tavola, sotto, un tetto e a mangiare un pasto caldo. Tutto ciò ci ha portati a concepirla non più come un qualcosa di "reale" e pericoloso, ma come una linea parallela alle nostre vite: la vediamo fare il suo corso con la convinzione che non si scontrerà mai con noi . Ma questo avvenimento ha portato un risveglio della nostra consapevolezza, facendoci capire che nessuno è veramente al sicuro da queste realtà così violente

La cronaca della guerra

I bombardamenti sono iniziati nella notte tra il 23 e il 24 Febbraio 2022 in varie città Ucraine, tra cui Mariupol e la capitale Kiev. Già da tempo si è a conoscenza di tensioni politiche tra i due paesi per quanto riguarda la gestione dei territori e nonostante vari tentativi diplomatici non si è mai trovato un accordo, ma nessuno si aspettava un'offensiva così improvvisa e catastrofica da parte della Russia. Quest'ultima confidava in una rapida vittoria, ma si è ritrovata a scontrarsi con una forte ed inaspettata resistenza da parte delle truppe Ucraine, e proprio per questo il conflitto è tutt'ora aperto. Uno dei massacri più violenti si è verificato nella città di Buca, poco distante dalla capitale: intere vie piene di cadaveri, prove di torture, stupri ed esecuzioni sommarie, tutte azioni inaccettabili che hanno portato ad un' accusa per crimini di guerra nei confronti della Russia.

Al momento il conflitto è in una fase definita di "logoramento", in cui le due parti subiscono continue perdite che vanno sempre ad aumentare con il proseguire dello scontro: al momento si parla della morte 100.000 soldati Ucraini e 200.000 soldati russi, mentre i civili sono diverse migliaia. La Russia sta cercando il più possibile di mettere alle strette l'Ucraina, per esempio attaccando le riserve energetiche del paese, nella speranza di una resa.

L'Unione Europea si è mostrata solidale al popolo ucraino su vari fronti: sono state indette sanzioni nei confronti della Russia, con l'intento di colpire gravemente l'economia del paese e indebolirla dal punto di vista bellico. Inoltre l'U.E. ha deciso di accogliere i profughi ucraini, che sono unicamente donne, anziani e bambini, mentre gli uomini sono dovuti restare in patria perché precettati nella guerra. La Russia però non ha perso tempo per contrattaccare le varie sanzioni, che ha considerato un vero e proprio schieramento contro di essa, bloccando il blocco di esportazione di prodotti e materie prime, causando un considerevole aumento dei prezzi che ha messo in difficoltà i paesi considerati ostili. Dopo numerosi tentativi falliti dell'ONU di cercare un accordo di pace, la Cina proprio in questi giorni ha presentato un piano per la pace, fondato sul dialogo. La Cina infatti ha più volte ribadito come questa guerra sia un grande pericolo non solo per l'Europa, ma per il mondo intero, e che necessita di finire al più presto.

Pagina 5 di 9

Licenze

  • LICENZA SIAE n. 6147/I/8231

    LICENZA SCF  n. 484/2018

Contattaci

Roma, Lazio 00144
Italy
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
vCard

Citazioni famose

  • Quelli che danzano sono considerati pazzi da coloro che non sentono la musica...